Pianavia - Dolcedo -Monte Faudo - Cipressa - anello lungo

Questo sentiero era sicuramente una delle tante adduttrici al percorso di crinale della Via del Sale, ma il suo compito non si esauriva qui. Infatti questa bellissima mulattiera serviva per comunicare Dolcedo e le sua frazioni alte (Trincheri e Bellissimi), con le zone coltivate delle "Isole, Scarette, Campovento, Cianprao, Battaio, Noxette e Butte". Serviva inoltre a collegamento con Pietrabruna, attraverso i ponti dei Martelli e della Merea. Il percorso inizia con una tipica mulattiera trasversale che da Prelà Castello scende a Molini di Triora. La mulattiera, perfettamente conservata è veramente bella dal punto di vista costruttivo, ma un inferno dal punto di vista della MTB: pendenze elevate, tornanti stretti ed esposti e tanti gradini. Sono stato costretto infatti a fare gran parte del suo percorso con la bici al fianco (specialmente perché non avevo con me alcuna protezione oltre al casco). Il tratto però è breve e ha il vantaggio di portarci velocemente a Dolcedo. Da qui si seguono le indicazioni per il Monte Faudo (da Dolcedo circa 15 km). Dopo il paese si inizia a salire in direzione di Bellissimi, passando da Costa Carnara, Castellazzo e Trincheri. In questo tratto la strada è asfaltata e con pendenza costante, mai troppo impegnativa (salendo si può anche prendere il sentiero 72T che a Castellazzo si ricongiunge con la statale). Si possono prendere numerose varianti lungo tratti della vecchia mulattiera trasversale, chiaramente segnate in alcuni casi con indicazioni di precedenti gare, ma in generale lo sconsiglio: come ogni mulattiera trasversale sono tipicamente molto ripide, adatte ad essere fatte in discesa e spezzano il ritmo (se comunque volete evitare l'asfalto da Dolcedo salendo verso Bellissimi, seguire le indicazioni COSTA salendo lungo bellissime mulattiere). La statale continua fino alla bella chiesa di Santa Brigida (448 mt), dove termina l'asfalto. Da qui si prosegue a salire girando intorno alla chiesa e tenendo la sinistra. Il percorso inizia quindi ad andare verso il monte Faudo tramite una strada di costa che porterà fino alla cima (quindi pendenze ancora una volta mai troppo elevate). Il percorso si snoda lungo il bosco e quindi è in gran parte in ombra. L'unico tratto ripido è lo strappo finale della cosiddetta "A Strada di fratti" "La strade dei frati", circa 500 mt di pendenza intorno al 30%. La salita termina al passo di Vena (968 mt) dove la strada diventa pianeggiante. Il tratto pianeggiante continua fino alla deviazione per la cima, dove si trova anche un cippo commemorativo delle vittime della resistenza. Qui uno strappo in salita lungo circa 1000mt ci fa superare gli ultimi 150mt che mancano alla cima del Faudo (1149 mt). Da segnalare la presenza di numerosi cavalli lasciati allo stato brado. Il panorama alla cima del monte è veramente a 360 gradi, consiglio di fermarsi il tempo per gustarlo e magari, con mappa e bussola alla mano, dare un nome ai vari paesi. Dopo la meritata pausa ci si riavvia per la discesa e si riprende il percorso ad anello che ci porterà a Cipressa. Ci aspetta una lunga e bella discesa di circa 20 km e 1120 mt di dislivello! Si scende per una strada sterrata oramai molto dissestata, ma particolarmente veloce, con grande soddisfazione e per parecchi chilometri. La prima sosta la si fa nei pressi di una chiesetta abbandonata, ma dal passato glorioso, a giudicare dai resti dei numerosi affreschi ancora visibili. Poco dopo si abbandona la strada per seguire la pista di servizio del metanodotto, pista ripida in alcuni tratti ed acciottolata. Giunti in prossimità di un impianto di controllo del metanodotto inizia la parte più Freeride della discesa (segnato nella traccia). Un bel tracciato segnalato da colonnine di pietra. I numerosi passaggi dei biker hanno oramai addolcito i punti più difficili e le curve più strette e si riesce a fare tutto il percorso in sella senza particolari difficoltà. Il Single track ci porta dritti nell'abitato di Cipressa. Una pausa nel bar sotto la piazza della chiesa a questo punto ce la siamo meritati: panino con pomodoro e mozzarella e panachè. Il percorso da questo punto si svolge su strada sterrata e riprende lungo la discesa che porta a San Lorenzo e quindi sulla Aurelia. Da qui si prende in direzione Imperia fino ad una deviazione (segnata sul tracciato) che ci porta a Caramagna. Da qui si potrebbe risalire con vari sterrati a Vasia, ma questa volta preferisco prendere la statale e ritornare a Pianavia affrontando solo la salita. In tutto circa 60Km per un’elevazione positiva di circa 1370mt. Variante: alla prima descrizione allego una seconda variante con il relativo tracciato. Nel punto dove parte la deviazione che porta alla sommità del Monte Faudo (dove si trova il cippo commemorativo della resistenza) è possibile imboccare il sentiero che scende perpendicolarmente alla strada: il sentiero ritorna praticamente lungo la strada fatta in salita, tagliando per i tratti di mulattiera rimasti, fino alla chiesa di Santa Brigida. Da qui si imbocca lo sterrato che parte dal retro della chiesa in costa, verso sud-est. Il sentiero riporta rapidamente verso la frazione di Torrazza e quindi alla statale che riporta verso Dolcedo. La variante è più impegnativa dal punto di vista sentieristico, la discesa è lunga circa 10 km in questo caso.

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